Aggiornato il 2 dicembre 2022 alle 13:27
|
Un portale per il monitoraggio territoriale sui beni confiscati alla criminalità organizzata
Summer School Ucsi, quaranta anni dopo la marcia di Ottaviano con Bassolino e Riboldi movimento anticamorra cercasi
E’ stata la marcia di Don Riboldi e Antonio Bassolino a Ottaviano, sotto il castello di Cutolo, il tema conduttore della prima giornata della Scuola di Giornalismo investigativo dell’Ucsi di Casal di Principe nella Reggia di Carditello.
16 ottobre 2022

REGGIA DI CARDITELLO (Caserta) - E’ stata la marcia di Don Riboldi e Antonio Bassolino a Ottaviano, sotto il castello di Cutolo, il tema conduttore della prima giornata della Scuola di Giornalismo investigativo dell’Ucsi di Casal di Principe nella Reggia di Carditello. Al centro della discussione il venir meno del movimento anticamorra. 

Un confronto avviato nella prima sessione della scuola con i magistrati Antonello Ardituro e Marco Del Gaudio, che hanno provato a raccontare il presente e i fenomeni pulviscolari della criminalità organizzata che caratterizzano ora la camorra in Campania. «La camorra era l’aria, si respirava la camorra, quindi scendere in piazza contro il boss locale fu un atto di grande coraggio: merito un po' dell’incoscienza giovanile, un po' di un’organizzazione che già c’era, ovvero il Partito Comunista – ha spiegato Pietro Perone, caporedattore de Il Mattino. Il vescovo di Acerra, don Antonio Riboldi, assunse il ruolo di leader, ora si rischia di perderne la memoria. Ci siamo un po' distratti, nell’intercettare le nuove forme che ha assunto la criminalità, il suo mettersi giacca e cravatta».

Uno dei protagonisti della marcia di Ottaviano è stato Antonio Bassolino, che vi partecipò come segretario regionale del Pci. «Non dobbiamo avere nostalgia del passato, ma è impossibile costruire il futuro senza una memoria critica del passato. Riflettere sul passato significa correggere gli errori. Quando si gira solo pagina, anche la riflessione diventa difficile – ha spiegato Bassolino - La camorra non è l’anti Stato, sta dentro lo Stato, sta dentro l’economia nei tanti rapporti malati, sta dentro la società, nella mentalità. Senza conflitto non nascono generazioni politiche»

Tante domande per l’ex sindaco di Napoli dagli studenti del Liceo Classico Segrè di Aversa. Domani, alla Scuola, 15 ottobre sarà assegnato il Premio di Giornalismo Civile e Investigativo a Toni Mira (inviato di “Avvenire”) e Silvestro Montanaro (alla memoria), l’evento sarà presieduto da Giovanni Melillo, Procuratore nazionale antimafia e antiterrorismo. 

La prima sessione è iniziata sul tema “Quarant’anni dopo, la minaccia della camorra”, con il magistrato Antonello Ardituro, che ieri è stato nominato dal Csm sostituto procuratore della Direzione Nazionale Antimafia e Marco Del Gaudio, sostituto Direzione Nazionale Antimafia. E’ stato un focus sulle emergenze del territorio da Napoli a Caserta, partendo dal passato ricordando i grandi processi contro la camorra, fino ad arrivare ad oggi, alla mafia imprenditoriale. Un accento è stato posto sull’importanza del giornalismo di inchiesta.

Tra i saluti istituzionali, il sindaco di San Tammaro Vincenzo D’Angelo, il Presidente della Fondazione Real sito di Carditello Luigi Nicolais, il Prefetto Giuseppe Castaldo, il presidente di Agrorinasce Elena Giordano, il Presidente del Tribunale di Napoli Nord Picardi: “In questi territori la camorra si è avvantaggiata del silenzio, il giornalismo è importante perché è un megafono. Lo Stato è forte quando nei suoi servizi essenziali è efficace e questo ora non accade”, Picardi ha inoltre denunciato la situazione di stallo del Tribunale di Napoli Nord, l’insufficienza di risorse e l’esigenza di un intervento da parte dello Stato. Il procuratore di Santa Maria Capua Vetere Carmine Renzulli ha raccontato invece dei problemi dell’ambiente che attanagliano il territorio, ma ha anche sottolineati passi in avanti della linea di costa e della balneazione. Ma sono un piccolo cambiamento rispetto ai problemi globali.

Nel secondo appuntamento della giornata è stato affrontato il caso Moby Prince, una vicenda dolorosa degli anni ’90, in un momento storico di transizione, drammatica dal momento in cui è stato definito l’ennesimo caso di depistaggio. Con Vincenzo Varagona, presidente Nazionale “Ucsi” e giornalista Rai, dialogando con Michele Lanna docente di criminologia al Dipartimento di Scienze Politiche della Università Luigi Vanvitelli e Guido Pocobelli Ragosta, presidente regionale dell’Ucsi.

Scritto da Monit Agrorinasce